Uno sguardo alle letture: una Parola per la famiglia

Domenica 5 Dicembre 2021

II DOMENICA DI AVVENTO (ANNO C)

Prima lettura Bar 5,1-9 Dio mostrerà il tuo splendore a ogni creatura.

Salmo responsoriale Sal 125 Grandi cose ha fatto il Signore per noi.

Seconda lettura Fil 1,4-6.8-11 Siate integri e irreprensibili per il giorno di Cristo.

Vangelo Lc 3,1-6 Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!


Riempire i burroni della rabbia e del dolore: la storia “impervia” di Camilla e una lenta risalita

A dicembre 2017 è nata la nostra prima bambina, Camilla, dopo una gravidanza splendida, con tutti i controlli del caso andati bene.
Purtroppo, alla nascita risultò affetta da Epidermolisi Bollosa, una terribile malattia genetica che rende la pelle e tutti gli epiteli di rivestimento estremamente fragili, al punto che anche la minima frizione provoca delle bolle simili a quelle provocate dalle ustioni; ustioni che devono essere bendate e medicate in attesa che guariscano lentamente, molto più lentamente di quanto accada normalmente. Inizialmente non mostrava molte ferite, ma in pochissime ore il suo corpo si riempì di bolle e quindi di ferite e questo rese molto complesso qualsiasi tipo di contatto fisico con Lei.
Nonostante tutto, dopo 40 giorni di ospedale e di “ lezioni “ su come gestire questa situazione devastante, siamo riusciti a portare a casa la piccola. Le giornate iniziavano tutte con 4-5 ore di lunghe medicazioni con materiali speciali che non danneggiassero la sua pelle. Qualsiasi azione, anche la più semplice, doveva essere adattata alla sua fragilità. In alcuni giorni le ferite le chiudevano il nasino, in altre le davano fastidio durante le poppate, alcuni giorni non riusciva nemmeno a mangiare e spesso dovevamo inventarci modi diversi per coccolarla senza farle male, ma la cosa più straordinaria era vederla sempre sorridente nel tempo libero tra una medicazione e l’altra, quando tutto sembrava quasi normale.
Nonostante tutti i nostri sforzi, forse non all’altezza di un problema così grande, a settembre 2018, lei se ne è andata sotto ai nostri occhi per una grave sovra infezione, che è purtroppo una delle complicazioni più frequenti di questa malattia.
Quando una ferita spirituale è così profonda da non guarire, probabilmente è perché è stata causata da un’ingiustizia che non siamo in grado di accettare.
Questo almeno è quello che abbiamo provato noi quando abbiamo perso la nostra bambina.
Perdere un figlio piccolo per una malattia grave ed estremamente dolorosa è stato e resta ad oggi una “punizione“ inaccettabile, una condanna inspiegabile, un dolore incolmabile.
Abbiamo passato molto tempo a chiederci il perché, perché a Lei, e quindi a mettere in discussione tutto.
Il tempo dell’incertezza e del dolore è pericoloso perché si riempie di rabbia.
Nonostante tutte le difficoltà l’unica cosa che non abbiamo mai messo in discussione è stato il nostro amore, l’amore l’uno per l’altra e l’amore che abbiamo generato insieme.
Ci siamo accorti di quanto la noiosa normalità sia profondamente bella.
Abbiamo capito che le cose semplici sono le più belle e deciso che la nostra speranza fosse quella di intraprendere un duro lavoro con mente e corpo per provare a costruire o meglio ricostruire tutto quello che abbiamo perso. 
Ora abbiamo un bambino non ammalato, arrivato come un dono. Tutti i bambini sono un dono, ma nel nostro caso lo è molto di più. Lui riempie il nostro cuore di gioia, che ovviamente non sostituisce tutto il dolore, ma lascia davvero poco spazio a quella ferocissima rabbia. Un po’ come gli esiliati cui si rivolge il profeta Baruc nella prima lettura, desideriamo “spogliarci della veste del lutto e dell’afflizione”, per rivestirci “dello splendore della gloria che ci viene da Dio per sempre” (cf. Bar. 5,1)
Ci siamo sposati in chiesa e abbiamo il desiderio di allargare ancora la nostra famiglia ed è forse proprio così, che per noi Dio non si è fermato, neppure davanti a una tortuosità della vita così forte.
Rimane comunque molto difficile pensare che tutto il nostro dolore fosse necessario per avere questa felicità nel cuore…ci rendiamo conto che non siamo così bravi come fedeli, sicuramente abbiamo ancora molto lavoro da fare, per accettare la mancanza di Camilla e quindi smettere di pensare a quel “perché”, concentrandoci su tutto quello che abbiamo ricevuto dopo.

Dobbiamo ricordare che “Ogni uomo che fa esperienza dell’amore, viene in contatto con il Mistero di Cristo in un modo che noi non conosciamo” (Gaudium et spes 22); pensiamo che la nostra strada, anche se “tortuosa e impervia” (cf. Luca 3,5), sia ancora lunga, ma di esserne almeno a un certo punto.


Domenica 28 Novembre 2021

I DOMENICA DI AVVENTO (ANNO C)

Prima lettura Ger 33,14-16 Farò germogliare per Davide un germoglio giusto.

Salmo responsoriale Sal 24 A te, Signore, innalzo l’anima mia, in te confido.

Seconda lettura 1Ts 3,12-4,2 Il Signore renda saldi i vostri cuori al momento della venuta di Cristo.

Vangelo Lc 21,25-28.34-36 La vostra liberazione è vicina.


Arriva giusto in tempo, questo nuovo tempo di Avvento. Se nella preghiera ne sappiamo cogliere la portata, è il tempo favorevole della risalita, di una possibilità rinnovata di un bene vero, umile e silenzioso, come quello vissuto da san Giuseppe, che papa Francesco ci presenta come modello di santità per le persone comuni, quelle che fanno andare avanti la vita col dono quotidiano di sé stessi. Così, presenteremo su La Libertà cinque storie di famiglie e persone “normali”, che nella vita di ogni giorno vivono l’Avvento di Gesù, coltivandone i segni della Sua dolce e forte Presenza.

Come insegnanti della Scuola dell’infanzia e Nido Sacro Cuore di Casina, ci siamo confrontate sul brano del Vangelo di inizio Avvento, trovandovi echi nella vita della nostra Scuola e delle nostre famiglie.

Anzitutto, la profezia di Gesù sui “segni”, le “ansie”, l’”angoscia” e la “paura” ci ha rimandati all’anno scolastico precedente, quando, dovendo affrontare un nemico invisibile come il Covid, non eravamo mai del tutto sicure di aver rispettato i protocolli per l’accoglienza e l’igienizzazione. Inoltre, si insinuavano anche paure sul mantenimento del posto di lavoro e se e come avremmo potuto riprendere un’attività didattica “normale”. Non da meno i timori di portare a casa il contagio e il sapere del pianto delle figlie di una maestra che aveva contratto il virus. In positivo, durante il lockdown abbiamo vissuto la gioia di essere in casa tutti insieme, tutto il giorno, potendo così ridare il primato all’intimità domestica, all’ascolto dei famigliari, alla suddivisione dei compiti… inoltre abbiamo valorizzato il Dono di vivere in luoghi “verdi”, in cui era possibile stare all’aperto e “respirare”, coi polmoni, ma anche con l’anima! Infine, aldilà delle difficoltà di comunicazione online, proprio le difficoltà ci hanno motivato a essere più unite e dare il meglio di noi stesse: i bambini sentono il nostro stato d’animo, assorbono tantissimo e al tempo stesso ci donano tantissimo, col loro amore incondizionato.

“Risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”: i problemi, presenti ancor oggi che stiamo riprendendo la didattica consueta, non ci hanno affossate, perché conosciamo il bisogno dei bambini di stare in comunità e la nostra missione di creare per loro un ambiente sereno.La bellezza del nostro compito educativo è per noi fonte di Speranza, perché ci rendiamo conto di poter contribuire a rendere un po’ migliore il mondo in cui viviamo, a partire dal luogo più bello e delicato che ci sia: il cuore dei bambini. “State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso”. Con l’inizio del nuovo anno scolastico, abbiamo presentato ai bambini il progetto sull’Arca di Noè, con tanti insegnamenti applicabili alla loro vita: la vigilanza di Noè, capace di fidarsi del progetto di Dio e di mettere in pratica i Suoi consigli, la differenza fra la scelta del Bene (spesso difficile e faticoso) e la scelta del male, più comodo, ma fonte di infelicità,la necessità di convivere a volte in spazi ristretti, rispettando i compagni di viaggio.Piccoli semi di sapienza biblica, che crediamo il Signore farà germogliare nei bambini, rendendoli consapevoli di essere unici e preziosi, secondo il Progetto di bene che Dio ha pensato per ciascuno di loro e per le nostre comunità.


Domenica 21 Novembre 2021 – Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo

XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Prima lettura Dn 7,13-14 Il suo potere è un potere eterno.

Salmo responsoriale Sal 92 Il Signore regna, si riveste di splendore.

Seconda lettura Ap 1,5-8 Il sovrano dei re della terra ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio.

Vangelo Gv 18,33-37 Tu lo dici: io sono re.


CRISTO E’ RE DELLA NOSTRA VITA E DELLA NOSTRA FAMIGLIA?

In questa Domenica di Cristo Re,vediamo Gesù che di fronte a Pilato risponde: “Tu lo dici: io sono re!”. In altre parole afferma: io sono il Signore della storia e del tempo. Come coppia e come famiglia, ci interroghiamo su questa domanda: Cristo è Re e Signore della nostra vita?

Per noi lo è quando, di fronte alle decisioni quotidiane, ci rivolgiamo a Lui per iniziare a vivere il Suo Regno già qui e ora.

“Il mio Regno non è di questo mondo”: quindi Gesù ci dice che scegliere Lui, non è semplice e spesso ci pone in contrasto con lo stile, le proposte e i modelli di vita che ci vengono presentati dal mondo di oggi.

Come possiamo concretamente scegliere Gesù come Re della nostra vita?

Come INDIVIDUI ci troviamo di fronte a noi stessi e alle relazioni con gli altri: mi accetto e mi voglio bene così come sono, con la consapevolezza che Dio ci ama e ci ha chiamato per nome perché siamo unici ed irripetibili? Nelle nostre Comunità cristiane e più in generale in mezzo agli altri, siamo segno e testimonianza della gioia di sentirci amati e quindi amare a nostra volta gratuitamente? Per esempio ultimamente ci rendiamo conto della necessità, soprattutto dopo questo ultimo anno di pandemia, di contribuire a creare un ambiente sereno e positivo basato sul rispetto reciproco e sulla valorizzazione delle persone.

Come COPPIA di sposi cristiani abbiamo detto il nostro “si” il giorno del matrimonio, ma è ogni giorno nelle nostre piccole decisioni di amarci che mettiamo Cristo come base della nostra vita di coppia. Quando di fronte ai tanti impegni che ci assorbono e ci inghiottiscono decidiamo di fermarci per prenderci del tempo per noi due e per crescere nella relazione, sentiamo che ci diamo vita l’un l’altro. In questi momenti sentiamo che viviamo una relazione piena e viviamo il Suo Regno nella nostra vita di tutti i giorni. In mezzo ai nostri amici e a chi incontriamo come coppia, siamo segno della bellezza e della forza del sacramento del matrimonio?

Come FAMIGLIA abbiamo la responsabilità di fare scelte per l’educazione dei figli e di testimoniare loro il nostro stile di cristiani. E’ un cammino impegnativo fatto di scelte importanti ma anche di piccole decisioni quotidiane. Mettiamo Gesù come Re della nostra vita quando come famiglia riusciamo a gioire delle piccole cose, passiamo momenti sereni insieme decidendo di fermarci dal “fare”, di non guardare al disordine, di giocare e dialogare con i nostri figli.

Ci sentiamo chiamati in prima persona, come coppia e come famiglia a trasmettere intorno a noi la gioia di essere figli Amati in cui il Re della nostra vita è prima di tutto un Padre.


Domenica 14 Novembre 2021

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Prima lettura Dn 12,1-3 In quel tempo sarà salvato il tuo popolo.

Salmo responsoriale Sal 15 Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

Seconda lettura Eb 10,11-14.18 Cristo con un’unica offerta ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati.

Vangelo Mc 13,24-32 Il Figlio dell’uomo radunerà i suoi eletti dai quattro venti.


Abbiamo spesso, nella nostra crescita, pensato al regno di Dio come alla compiutezza del Paradiso, con un rimando forte alla vita eterna ultraterrena.

E’ sicuramente una prospettiva corretta quella messianica, ma nel crescere e vivere le circostanze quotidiane pian piano si è fatta strada in noi anche una prospettiva più concreta e più terrena: il regno di Dio è quello che costruisco vivendo, giorno dopo giorno, attimo dopo attimo, intorno a me, ed anche (forse primariamente) dentro di me.

“Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina”. Ecco, quando alcune nostre rigidità si ammorbidiscono, quando lasciamo spazio alla tenerezza per noi stessi, i nostri figli, colleghi, amici e finanche nemici, quando spuntano foglie di perdono, accoglienza, misericordia…è questo il regno di Dio, ed è sempre più vicino!

Una sensazione di salvezza già ci invade, perché siamo meno schiavi di noi stessi e più liberi di amare.

Questa costruzione del regno di Dio è pertantofrutto non tanto di volontarismo e attivismo, ma piuttosto deriva dal riconoscere di essere già stati salvati; noi cristiani possiamo rialzarci sempre e affrontare anche le tempeste perché c’è chi ha già vinto per noi! Per esempio, nella nostra vita di genitori, possiamo e talvolta dobbiamo “allentare la presa” sulle cose concrete o preoccupanti per vivere “lasciandoci fare” da Colui che ci ha salvato.

Un’ulteriore riflessione che ci viene da condividere è questa: il regno di salvezza è spesso veicolato nella nostra vita da presenze amiche, “giuste”, che con la loro luminosità, con la loro vicinanza, o anche solo col loro esempio, ci portano a vivere il rapporto con noi stessi e la vita in modo più vero e umano. E’ bello riconoscere nella nostra storia personale “coloro che avranno introdotto molti alla giustizia; risplenderanno come le stelle per sempre”

Questa domenica sia quindi l’occasione di gratitudine per Gesù, nostro Salvatore, e per quantici hanno portato giustizia e salvezza, veramente possibili solo nell’amore.

Chiediamo che la nostra vita e le nostre opere, illuminate dalle parole che “non passeranno”, rendano sempre più “vicino, alle porte” il nostro Salvatore, in vigile, operosa e gioiosa attesa che già realizza ciò che promette.


Domenica 7 Novembre 2021

XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Prima lettura 1Re 17,10-16 La vedova fece con la sua farina una piccola focaccia e la portò a Elia.

Salmo responsoriale Sal 145 Loda il Signore, anima mia.

Seconda lettura Eb 9,24-28 Cristo si è offerto una volta per tutte per togliere i peccati di molti.

Vangelo Mc 12,38-44 Questa vedova, nella sua povertà, ha dato tutto quello che aveva.


Gli scribi e la vedova: Gesù non ha timore di contrapporre i due atteggiamenti che caratterizzano i protagonisti del vangelo di questa domenica.

Da una parte gli scribi hanno il potere nel tempio con i sacrifici e i riti, ma accanto all’essenziale danno importanza all’esteriorità, mettendosi in mostra e primeggiando sugli altri. Divorano e offrono solo il loro superfluo alla cassa del tempio.

Dall’altra una povera vedova mendicante sacrifica gli ultimi due spiccioli, che le sono rimasti, per il tesoro del tempio. Questo tesoro veniva finalizzato al culto e ai poveri, quindi a Dio e al prossimo. Mentre tutti vi gettano quel che non implica rischi, quel che se lo si fa o no non cambia molto, la povera vedova getta «tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere». Ossia consegna e affida la sua vita. Avendo due spiccioli, generosamente li getta entrambi, quando invece poteva tenerne almeno uno. E’ un’inezia agli occhi degli altri, ma un grande sacrificio per lei costretta a vivere di elemosine.

Gesù richiama tutti all’essenziale, alla verità dei gesti, a non lasciare che l’apparenza prevalga sulla sostanza come accade, a volte, anche nelle nostre vite. Ci educa ad uno sguardo nuovo, al modo con il quale guardiamo gli altri e ci relazioniamo.

In famiglia impariamo a donarci senza riserve all’altro, non diamo i ritagli di tempo o di affetto, ma tutto l’amore di cui siamo capaci, tutta l’energia che portiamo nel cuore.

Come famiglie dovremmo interrogarci su cosa doniamo a quelli che hanno meno di noi, ai più poveri. Noi che facilmente buttiamo via il cibo, a volte diamo ai poveri qualcosa che non ci serve più, siamo disposti a rinunciare a ciò che ci piacerebbe possedere o consumare? La vera carità si fa non da quello che ci avanza, ma da quello che ci è indispensabile.

Di fronte ai bisogni degli altri siamo invitati ad utilizzare il tempo necessario, non solo quello che ci rimane. Siamo chiamati a offrire subito e senza riserve qualche nostro talento, non dopo averlo utilizzato per i nostri scopi personali.

Per educarci insieme ai figli alla solidarietà e alla fratellanza non servono tante spiegazioni a parole, contano l’esempio ed i fatti. Rinunciare a qualche abitudine, a qualche comodità che diamo per scontate, dividere il proprio pane, donarne la metà al povero che bussa alla porta è la strada del dono, della condivisione. Se i nostri figli proveranno una certa fame o scomodità per la rinuncia fatta, sicuramente quel gesto di gratuità rimarrà impresso nel loro cuore più di mille prediche.

Imitiamo la vedova oggi senza rimandare al domani, diamo a Dio e ai fratelli tutto ciò che ci è vitale e più caro e prezioso.

Chiediamo al Signore di metterci alla scuola di questa povera vedova che tra lo stupore dei discepoli, Gesù presenta come maestra di vangelo vivo per aprire i nostri cuori alle necessità dei fratelli.


Domenica 31 Ottobre 2021

XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Prima lettura Dt 6,2-6 Ascolta, Israele: ama il Signore tuo Dio con tutto il cuore.

Salmo responsoriale Sal 17 Ti amo, Signore, mia forza.

Seconda lettura Eb 7,23-28 Egli, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta.

Vangelo Mc 12,28-34 Amerai il Signore tuo Dio. Amerai il prossimo tuo.


In questo passo del Vangelo di Marco, incontriamo l’ultimo confronto tra Gesù e i capi giudaici. Se nei precedenti vi era stato uno scontro, ora Gesù e lo scriba si confrontano su un punto fondamentale, qual è il primo dei comandamenti.

Alla domanda dello scriba su quale sia il più grande dei comandamenti, Gesù risponde con le parole della scrittura (Dt 6,4-5 e Lv 19,18) dove l’ascolto, l’unicità di Dio e l’amore rendono questo brano centrale in tutta la Scrittura.

La dimensione dell’ascolto è per Gesù il presupposto per costruire la relazione con Dio. Il primo passo è sempre il suo, Dio vuole comunicare con noi, e la prima cosa che Gesù ricorda è che Dio è l’unico Signore. Non possiamo avere altri idoli da adorare. Affermazione che vale per l’uomo di allora come per l’uomo di oggi. L’unicità di Dio è l’elemento fondamentale della relazione che Egli ci chiede di avere con lui.

Dio ci chiede di fare una scelta, di sceglierlo in modo chiaro e univoco. Si tratta di una scelta libera, che esige un nostro sì e che ci trasforma profondamente.

È attraverso questo sì che è allora possibile amarlo come Gesù ci chiede, con tutto noi stessi, cuore, anima, mente, forza. È un uomo completo quello che è interpellato, nella sua storia reale, nella vicenda umana che è la propria vita.

Il secondo comandamento è quello di amare il prossimo come se stessi. Non si tratta di una successione di valore, ma di ribadire come l’amore verso gli altri rappresenti pienamente la manifestazione nella storia dell’amore che Dio ha per noi. Un amore che ci viene donato gratuitamente e che deve essere offerto attraverso la quotidianità dei nostri gesti, l’attenzione nelle nostre famiglie, la cura di coloro che sono in difficoltà. Un riversare nella storia la tanta sovrabbondanza di misericordia e di grazia che ci è stata donata.

Infine, Gesù risponde allo scriba dicendogli che egli non è lontano dal Regno di Dio. E questa vicinanza al Regno è possibile proprio perché il Regno è Gesù stesso. Ed Egli è con ognuno di noi, proprio grazie a questa relazione di amore. È in questo senso che noi possiamo sperimentare nella nostra quotidianità i raggi di quella pienezza che potrà essere vissuta solo dopo la morte. Gesù ci rimanda quindi a uno sguardo escatologico sull’oggi, che lo illumina e lo fa diventare anticipazione dell’incontro pieno.

Ecco che è possibile, per concludere, vedere come questa dimensione di ascolto si colleghi al tempo di cammino sinodale che stiamo vivendo. Un tempo dove l’ascolto permeato da uno sguardo di amore può mettere la Chiesa a servizio dell’uomo per favorire l’incontro con Dio.


Domenica 24 Ottobre 2021

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Prima lettura Ger 31,7-9 Riporterò tra le consolazioni il cieco e lo zoppo.

Salmo responsoriale Sal 125 Grandi cose ha fatto il Signore per noi.

Seconda lettura Eb 5,1-6 Tu sei sacerdote per sempre, secondo l’ordine di Melchìsedek.

Vangelo Mc 10,46-52 Rabbunì, che io veda di nuovo!


Il cieco grida: “Abbi pietà di me!”. Quante volte ci sentiamo ciechi, quante volte non riusciamo a vedere bene e a capire dove stiamo andando. I contorni delle nostre azioni ci appaiono sfuocati e non riusciamo a comprendere il senso profondo del nostro vivere quotidiano. Forse ci vorrebbe il coraggio, come il cieco di Gerico, di urlare, di provare a spezzare il buio nel quale faticosamente ci trasciniamo.

Chi può illuminare questo buio? Il cieco riconosce che il Signore sta passando nella sua vita e riconosce in lui il potere di liberarlo da ciò che gli impedisce di vivere una vita piena. Si riconosce bisognoso di aiuto e invoca con fede la misericordia di Dio. Gesù non è sordo a questo grido, anzi, subito si ferma e lo chiama a sé. Il suo amore lo guarisce. Il cieco riacquista la vista e, con essa, la possibilità di vivere in modo pieno la sua esistenza.

Non siamo soli. Non nasciamo dal nulla e non torniamo al nulla. Siamo nati dal pensiero e dalla volontà di Dio, dalle sue mani e dal suo desiderio d’amore. Queste mani e questo sguardo non ci abbandonano. A noi, solo, riconoscere la sua presenza e capire che a lui dobbiamo rivolgerci con una supplica sincera e con la forza della fede: “Abbi pietà di me!”. E’ Gesù che dobbiamo invocare, senza timore o diffidenza, anche con un grido, perché egli è pronto a chinarsi su di noi, a interrompere il suo cammino, per risollevarci e ridarci forza e luce. Fede è abbandono fiducioso in Dio, è credere che lui ci ami indipendentemente dai nostri meriti o dalla nostra condizione, che ci guardi sempre con amore, come una madre guarda suo figlio, e desideri per noi ogni bene. Gesù infatti non ha ridato la vista al cieco perché era un brav’uomo o aveva fatto azioni meritevoli, ma perché lo ha chiamato per nome, riconoscendo in lui colui che poteva salvarlo. Se comprenderemo che è a lui che dobbiamo rivolgerci e ci abbandoneremo con fiducia credendo con fede che egli possa agire nella nostra vita, allora anche per noi si compiranno le parole di Gesù: “Va’, la tua fede ti ha salvato!”.


Domenica 17 Ottobre 2021

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Prima lettura Is 53,10-11 Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza.

Salmo responsoriale Sal 32 Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo.

Seconda lettura Eb 4,14-16 Accostiamoci con piena fiducia al trono della grazia.

Vangelo Mc 10,35-45 Il Figlio dell’uomo è venuto per dare la propria vita in riscatto per molti.


Nel Vangelo di oggi è bello vedere come Gesù di fronte alla richiesta “impertinente” dei discepoli, che finiscono per comandarlo ( “… vogliamo che …”), così come di fronte alle nostre domande “impertinenti”, ascolta senza pregiudizio, conducendoci alla ricerca del significato profondo delle domande che ci abitano: “Che cosa volete che io faccia per voi?”

Non sappiamo da cosa si origini la domanda dei discepoli, se da un bisogno di protagonismo, dalla stoltezza di chi in fondo non ha capito che cosa significhi “bere il calice”,  da un desiderio di vivere per sempre la bellezza della vicinanza al Maestro, o da altro … certo è che Gesù coglie l’occasione per andare al fondo della domanda posta e ri-orientare quel desiderio umanissimo di riconoscimento dei discepoli verso un modo diverso, altro, da quello della “logica del capo”, passando dal potere sugli altri al servizio reciproco incondizionato.

In realtà la richiesta di Giacomo e Giovanni, che forse anche a noi a prima vista appare come impertinente, ci appartiene molto di più di quanto pensiamo: per capirlo basta interrogarci su cosa suscitino in noi le parole di Gesù “chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti”; se rappresentino davvero una buona notizia, o se in realtà, le recepiamo come una proposta troppo alta, quasi invivibile e insopportabile, inaccettabile se calata nei nostri vissuti quotidiani. Pensiamo ad esempio alle relazioni che viviamo in famiglia, anche con i figli,  dove spesso più che la logica del servizio viviamo affermando/imponendo le nostre convinzioni, il nostro modo di essere e di fare, lasciando spesso poco spazio all’ascolto, all’accoglienza, alla fiducia, perché altrimenti abbiamo l’impressione di perdere qualcosa di noi e del rispetto che ci è dovuto; forse perché l’altro, che non conosciamo mai completamente, può mettere in discussione le nostre sicurezze, le nostre abitudini, i nostri piccoli “programmi” condizionandoci? … ma lo stesso, potremmo dire per ogni relazione, con gli amici, al lavoro, nei contesti sociali e politici, nelle comunità cristiane, fino all’ambito del volontariato in cui è facile diventare protagonisti: viviamo realmente servendo?

Gesù vive e ci invita a vivere in un modo diverso da quello “del mondo”, senza custodire nulla per sé, perchè in fondo condividere ciò che siamo ci può liberare dalla tentazione di “salvarci da soli” per poi scoprirci in realtà soli, e finalmente farci sentire a casa … e questa è decisamente un buona notizia!


Domenica 10 Ottobre 2021

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

Prima lettura Sap 7,7-11 Al confronto della sapienza stimai un nulla la ricchezza.

Salmo responsoriale Sal 89 Saziaci, Signore, con il tuo amore: gioiremo per sempre.

Seconda lettura Eb 4,12-13 La parola di Dio discerne i sentimenti e i pensieri del cuore.

Vangelo Mc 10,17-30 Vendi quello che hai e seguimi.


Il vangelo di Marco è scritto con uno scopo, quello di presentarci la persona di Gesù e quello di insegnarci ad essere suoi discepoli. Il discepolo che ci viene presentato oggi è un discepolo che paradossalmente non ci sta, se ne torna a casa. Il Vangelo ci riporta che era un uomo ricco e Gesù spiega agli apostoli che è impossibile ad un uomo ricco entrare nel regno di Dio e che solo Dio può riuscirci e salvare ciascuno di noi.

Quali sono le caratteristiche per diventare discepoli che possiamo cogliere nelle letture di oggi?

  • “Mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro”: un primo aspetto è il cercare l’incontro con il Signore, mettersi in cammino verso di Lui, anche quando il cammino porta a Gerusalemme, porta alla croce.
  • “Gettandosi in ginocchio gli domandò: Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”: un’altra caratteristica è riconoscerlo davanti agli altri ed essere capaci di porgli le domande giuste, quelle che ci consentono di essere salvati e che coinvolgono le schegge di eternità che portiamo dentro.
  • “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono se non Dio solo”: occorre sapersi mettere in ombra per consentire agli altri di cogliere i segni del Creatore in noi creature; Gesù stesso non vuole essere chiamato buono perché solo il Padre è buono.
  • “Tu conosci i comandamenti”: ci chiede di servire le persone che ci sono vicine, tutte le persone che la vita ci mette intorno, il nostro prossimo, perché è il modo più evidente che abbiamo per mostrare il nostro amore verso il Padre.
  • “Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: Una cosa sola ti manca…”. C’è il salto più difficile da compiere: Gesù ci chiede, come ha chiesto al ricco del Vangelo, di fare un passo avanti, chiede un “di più”, chiede di non porre la nostra fiducia nei nostri beni, in ciò che possediamo, di non confidare nelle nostre ricchezze, ma chiede di lasciarci guardare da Lui, di sentire che siamo dentro ad uno sguardo d’amore e che ci possiamo fidare di chi ci guarda. Gesù vuole per noi la pienezza della gioia, sa che, staccandoci dai beni di questo mondo e ponendo la nostra fiducia in Lui, riceveremo il centuplo in questa terra e nel futuro la vita eterna. Ci viene chiesto insomma di smettere di porre le nostre sicurezze nelle nostre forze, nei nostri beni, in ciò che possediamo, e di riconoscere che siamo beneficiari di numerosi doni tra cui la gratuità della salvezza.

Chiediamo che lo Spirito di Sapienza, che vale più di tutte le ricchezze, ci renda capaci di vivere come autentici discepoli, riconoscendo che siamo destinatari di doni e che a nostra volta possiamo fare della nostra vita un dono per gli altri.


Domenica 3 Ottobre 2021

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

Prima lettura Gen 2,18-24 I due saranno un’unica carne.

Salmo responsoriale Sal 127 Ci benedica il Signore tutti i giorni della nostra vita.

Seconda lettura Eb 2,9-11 Colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine.

Vangelo Mc 10,2-16 L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto.


Due settimane fa, abbiamo ascoltato S. Giacomo ammonire: “… chiedete e non ottenete perché chiedete male, per soddisfare cioè le vostre passioni”. Quando ci interroghiamo sul matrimonio, limitarsi agli aspetti giuridicio scandalistici, che le società di ogni epoca dibattono, non consente di giungere al cuore, che è la relazione d’amore indissolubile tra l’uomo e la donna.

La risposta di Gesù sembra racchiusa nella parola ‘casa’. Perché ognuno sa di casa sua. È vivendo l’intimità della casa che i coniugi creano le condizioni affinché i semi dell’amore sponsale germoglino. È in casa che insieme assumono le scelte per la famiglia. È lì che, a volte, crescono paure e mali profondi che entrambi faticano a cogliere, allontanano e possono condurre a tradimenti, separazioni, fino, ahimè, a reazioni e gesti violenti. È a casa che i discepoli continuano ad interrogare il Signore.

Ci immaginiamo che Gesù, nel segreto dell’amicizia, abbia ascoltato le confidenze di ciascuno. Rispondendo non secondo la legge, ma secondo quello Spirito d’Amore che ha già visto operare nella vita. Quando parla di matrimonio e di ripudio, Gesù sa di cosa sta parlando: delle tante situazioni già incontrate, ma, forse, anche di quella casa che Marco sembra trascurare nel suo Vangelo. Conosce le storie e i cuori di Maria e Giuseppe, una donna e un uomo che scelgono liberamente di affidarsi all’amore del Signore, che li ha raggiunti e toccati, invitandoli a diventare una cosa sola e camminare insieme nel Mistero. Nella semplicità di ogni giorno, in una dedizione fedele e incondizionata per la famiglia e per il lavoro. Gesù è consapevole che raramente la vita si svolge secondo i nostri piani e che un matrimonio è segnato non solo dai fatti che molti conoscono, ma soprattutto dalla fatica e dalla gioia quotidiana di essere in comunione, umana ma essenzialmente divina, anche quando tutto sembra perduto ancor prima di iniziare. Sa che il ‘noi’ non nasce magicamente.

Al volto di un Dio che si impone sulla nostra vita, Gesù contrappone la tenerezza di un Padre Creatore che dona tutto se stesso ai suoi figli, perché ha a cuore la loro felicità. Ai piedi, che con un calcio allontanano in gesto di ripudio, Gesù contrappone braccia e mani che prendono con sé l’altro, lo benedicono, lo accudiscono.

Ai coniugi spetta la scelta di coltivare il desiderio naturale di cercare, risponderee nutrirsi di quell’Amore, come bambini, per chiedere alla Verità di affiorare e portare frutto nella vita di ogni ‘noi’.