Il Sogno di Giuseppe

Giuseppe si è addormentato ma il suo non è un sonno tranquillo. La velatura grigio – verde che copre gli occhi ci fa intuire che è turbato dai pensieri per Maria. Non conoscendo ancora la sua predestinazione, sta cercando di interpretare e dare forma a ciò che sta succedendo. Che difficoltà questa notte a prender sonno! Il suo letto è un giaciglio di pietra, quasi un altare sacrificale, e lo sfondo rossastro del dipinto rimanda al pericolo di vita, la sicura lapidazione, in cui si trova Maria, sua promessa sposa, incinta di un figlio non suo. Ma nella stanza, dove il tormentato Giuseppe dorme, irrompe l’angelo dorato e fiammeggiante del Signore che regge in mano una fiaccola la cui luce cerulea e non più sfolgorante è rimando alla fede di Giuseppe, messa a dura prova dagli avvenimenti. L’angelo è dipinto con lo stesso colore del mantello che copre il sonno di Giuseppe, l’arancione della comprensione, della saggezza e dell’armonia interiore; è come se il colore dell’angelo si riflettesse nel colore del mantello, a simboleggiare l’accoglienza della volontà di Dio. Si china come il padre che dà la buona notte al figlio e sussurra, anzi grida, con la mano vicino alla bocca, che lui, Giuseppe, non è solo, che non deve avere paura delle difficoltà, che verrà aiutato nell’opera che Dio gli affida. L’angelo sussurra, anzi grida, lo stesso anche a noi. Ma dove sta, o Dio, il tuo piano, la tua volontà per ciascuno di noi, e come riconoscerne il messaggio senza un nostro sogno così visibile e credibile come quello di Giuseppe? La risposta nel dipinto di Arcabas è in quella torcia accesa che Giuseppe sta per ricevere dall’angelo e la cui luce dovrà custodire, come un attento tedoforo, lungo il cammino della vita, pieno di sorprese ed imprevisti. Giuseppe è l’uomo che crede e ama, che sa scegliere il bene, che sa andare controcorrente, affidandosi alla Parola di Dio piuttosto che alle evidenze del buon senso; allora come Giuseppe lasciamoci incoraggiare dalla bellezza della fede! (Liberamente tratto e adattato dal periodico “L’incontro” – anno XXVI – n° 3/4 nov- dic 2017)