Ascoltando questo tempo – terza parte

Proviamo ancora una volta a raccogliere qualche frutto o qualche invito alla conversione da questo tempo via via più ordinario, mettendoci in ascolto di ciò che abbiamo vissuto.

Nel ricco incontro di lunedì scorso proposto dalla nostra diocesi per catechisti, educatori e genitori, Chiara Scardicchio, parafrasando il frusto slogan della quarantena, ha utilizzato questa espressione: “Comunque andrà cercheremo insieme il bene”. Sostituiva così il benintenzionato ma ingenuo e inaffidabile ottimismo dell’ “andrà tutto bene” con una prospettiva più saggia, più rispettosa della vita e del nostro sentire; una prospettiva più cristiana poiché più pasquale.

Vorremmo partire da qui. Anche per noi questi giorni sono stati un’occasione di incontro con il limite, o meglio con la verità del nostro limite. Quante volte, senza che arrivi un virus a metterci in ginocchio, nelle nostre famiglie si fa esperienza dell’impotenza e della vacuità di certe frasi consolatorie. La verità è che non abbiamo la possibilità di fare andare sempre tutto bene, ma possiamo accompagnarci quando le cose non vanno o non girano come avevamo previsto e sperato. Facciamo qualche esempio.

La quarantena ha fatto saltare almeno il 90% dei matrimoni programmati in aprile, maggio, giugno e luglio. Il giorno sognato da anni e preparato da mesi poteva forse essere vissuto con tutte queste restrizioni? La buona intenzione di condividere la scelta della propria vita con le persone più care e la conseguente festa non sarebbero rimaste “appannate” da questa situazione?

È una scelta comprensibile quella di rimandare. Eppure auguriamo a questi futuri sposi di far tesoro di questa ultima “puntata” del corso di preparazione al matrimonio chiamata “Coronavirus”. Il sottotitolo di questa puntata dice: se vi sposate, preparatevi ad acquisire familiarità con l’imprevedibile; ricordatevi che non siete chiamati ad organizzare la vita, che non potrete gestirla, ma che siete chiamati ad accoglierla, attraversarla, servirla; cercate di lasciare sempre un “margine bianco”, di non occupare tutta la pagina, sennò la provvidenza non saprà dove scrivere; ricordatevi che non andrà tutto bene, ma che insieme potrete cercare il bene in ogni circostanza, appunto come il Rito vi fa saggiamente ripetere: “…nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia…”. Potremmo continuare, ma ci sembra sufficiente.

Ci sono poi coppie che si sono sposate ugualmente, non per fare una cosa intima, ma forse per ricordare a se stessi e agli altri che il matrimonio non è un “evento” (che oggi come non mai deve corrispondere a tutta una serie di canoni), ma un dono di grazia che si riceve, una promessa che si staglia interiormente come non più rimandabile, è inizio di una storia di salvezza da vivere tutti i giorni in mezzo agli altri.

Alcune famiglie, che hanno vissuto o stanno vivendo l’esperienza di avere in casa bambini o ragazzi gravemente ammalati, ci hanno fatto presente che al lockdown erano già allenate, che avevano già sperimentato cosa significhi riorganizzare la vita per custodire chi è più fragile, rinunciare per mesi o a volte anni a fare grandi programmi. Questo è solo uno dei tanti esempi, ma c’è chi vive una specie di quarantena come se fosse l’ordinario. Persone che dentro al limite provano comunque a cercare il bene, famiglie che ci annunciano che è nell’amore che si può attraversare il limite… forse hanno qualcosa da dirci e sono un dono per le nostre comunità. Un’altra cosa: per il fatto che non ci è mai impedito di amare, che nessuna condizione di vita ci può privare della grazia di Cristo, se nei mesi scorsi abbiamo riconosciuto possibile vivere e vivere bene anche dentro casa e nelle restrizioni, forse abbiamo fatto un passo avanti nell’accogliere anche l’eventualità di una malattia o di una disabilità nel nostro futuro. Chiediamo allora occhi nuovi e più sapienti per stare dinanzi al mistero della sofferenza dei fratelli e poter riconoscere il potenziale di Vita che proviene da coloro che vivono con dignità e santità la loro condizione di limite.

La crisi che stiamo attraversando ha accentuato le disuguaglianze. Pensiamo ai bambini che non hanno avuto gli strumenti o l’accompagnamento necessari e che rientreranno a scuola ancora più in difficoltà; pensiamo alle famiglie che dopo questo tempo pesante non avranno la possibilità di rigenerarsi durante l’estate… Perché non prevedere delle forme di recupero e di solidarietà, come ad esempio i compiti insieme o l’offerta di un appartamento per qualche giorno di vacanza per chi ne avesse la possibilità?

Si apre ora un tempo che chiede creatività e alleanza anche tra genitori e tra famiglie. Non torniamo in quel “confinamento” ben peggiore in cui ognuno si fa i fatti suoi.

Come comunità ci è chiesto di sostenere queste attenzioni: non bastano i bonus, i fondi, gli ammortizzatori sociali; occorrono le relazioni che ridanno fiducia, che sono segno dell’amore di Dio, che sostengono la speranza. Questa crediamo sia la Chiesa: il Corpo di Cristo, il popolo di Dio, che senza troppi luoghi, orari, turni, attività o riunioni può continuare a raccogliere in mezzo agli uomini questi segni e portare la gioia e la speranza della resurrezione. La resurrezione non è l’alternativa o il premio finale per le fragilità e le fatiche che incontriamo nella vita, ma possibilità di essere trasformati vestendole e attraversandole, “qui e ora”… non da soli.

L’équipe di pastorale familiare